A cosa serve il referendum costituzionale

Sale l’attesa per il referendum costituzionale

Potrebbe essere lo scoglio dove si arenerà il governo di Matteo Renzi, ma potrebbe essere anche la legittimazione dell’ex “rottamatore”, che con la vittoria dei “SI” vorrebbe superare la vecchia politica.

A cosa serve il referendum costituzionale.

Il referendum serve a dare la possibilità agli italiani, di confermare o respingere, la cosiddetta riforma della carta costituzionale, riforma approvata in parlamento in ambedue i rami parlamentari per ben due volte.

La riforma che porta la firma del ministro Maria Elena Boschi, punta a modifiche importante della carta costituzionale, modifiche che dovrebbero permettere in primis il superamento del bicameralismo perfetto.

Il referendum è stato indetto per molte ragioni, da una parte il fatto che la riforma costituzionale in parlamento è stata approvata con una maggioranza inferiore ai due terzi dei parlamentari, poi perché è stato richiesto da oltre mezzo milione di italiani, e infine perché la richiesta è giunta finanche da più del 20 per cento di parlamentari. Nel passato ci sono stati altri referendum costituzionali, tra questi si ricorda quello che seguii una bozza di modifica istituzionale voluta dal governo Berlusconi, in quel caso le modifiche vennero respinti dalla maggioranza di italiani.

Come e quando si vota per il referendum costituzionale.

La data scelta per sottoporre il referendum agli italiani, è stata scelta dal consiglio dei ministri. Essa è stata individuata per domenica 4 dicembre. Essendo un referendum costituzionale non serve un quorum da superare, il quesito infatti viene respinto, o accettato, con una maggioranza semplice (il numero dei votanti più uno).

In caso di vittoria dei “SI” la legge Boschi diverrà immediatamente esecutiva. Gli italiani che vorranno esprimere la propria opinione dovranno recarsi alle urne, li gli verrà consegnata una scheda di colore grigio, sulla quale è stampigliata una domanda riassuntiva, il voto sarà espresso apponendo una crocetta sulla relativa casella del “SI” o del “NO”.

Il nodo principale: la fine del bicameralismo.

Il referendum costituzionale dovrà di fatto sancire la fine della doppia camera legislativa. La bozza del decreto Boschi prevede infatti la trasformazione del Senato, in “Senato delle Regioni”, un organo che avrà solamente un potere rappresentativo e consultivo e non più legislativo, visto che le leggi saranno promulgate solamente dalla camera dei deputati. I senatori saranno inoltre ridotti di numero (da 315 a 100) e saranno eletti con un’elezione di secondo livello, non cioè dai cittadini ma dai consigli regionali. A cosa serve il referendum costituzionale

Dovrebbero essere inoltre diminuiti i senatori a vita, essi oltre i presidenti della repubblica emeriti, saranno solamente cinque, indicati dalla massima carica dello stato, e rimarranno in carica solamente per sette anni. Il “Senato delle regioni” contribuirà all’elezione del capo dello stato, e ai componenti del Consiglio superiore della magistratura e dei giudici della Corte costituzionale.

Le altre decisioni del referendum.

La vittoria del referendum sancirà inoltre l’abolizione del Cnel (Consiglio nazionale per l’economia e il lavoro), modificherà l’elezione del presidente della repubblica relativamente alle maggioranze da ottenere, modificherà le modalità per la richiesta dei cosiddetti referendum abrogativi, e abolirà definitivamente le province.

Gli schieramenti.

Il referendum vede una netta divisione tra gli schieramenti politici, da una parte le minoranze di governo che con svariati distinguo, (diversi tra loro) cercano di convincere i propri elettori a respingere il quesito referendario, dall’altro quasi tutto lo schieramento a sostegno di Renzi, schieramento che non fa mistero di legare la vittoria del “SI” con il proseguo dell’attività politica dell’attuale maggioranza.

In tale contesto spicca la richiesta del Presidente della Repubblica Mattarella, che ha richiesto prima della consultazione referendaria l’approvazione della legge di stabilità in almeno uno dei due rami del parlamento. L’intenzione della massima carica dello stato è chiara, ed è quella di slegare la politica economica italiana dalla vittoria o meno del “SI” durante la consultazione referendaria.

Il clima italiano.

Il clima politico che si respira attorno al referendum costituzionale è il classico clima da ultima spiaggia. Soprattutto il governo e il suo leader Renzi, sa che una sconfitta del “SI” significherebbe nella migliore delle ipotesi un cambio dei rapporti di forza all’interno della sua maggioranza di governo prima, e di quel PD dove ricopre l’incarico di segretario dopo.

Il presidente del consiglio inizierà la campagna elettorale nella sua toscana, e probabilmente da qui al 4 Dicembre, si concentrerà solamente sul cercare di fare conoscere i punti di forza del decreto Boschi, che dovrebbero essere la semplificazione legislativa e la riduzione (supposta) dei costi della politica italiana.

Da parte loro l’eterogeneo schieramento delle minoranze cerca di focalizzare l’attenzione sulla difficoltà di proporre nuovi referendum abrogativi, e sulla mancanza di chiarezza relativamente alle attribuzioni che dovrebbe avere il nuovo Senato delle regioni.

Le spinte internazionale.

Non c’è giorno in cui la comunità finanziaria e internazionale, non manca di fare sapere il loro favore per la vittoria del “SI”. Le motivazioni che stanno alla base di quest’appoggio non sono da ricercarsi nel merito (troppa confusionaria la politica italiana per gli osservatori esteri), quanto all’instabilità politica che emergerebbe dalla vittoria del “NO”.

Molti sono in questo contesto coloro che si sono schierati nettamente per il “SI”, scalpore ha fatto l’affermazione dell’ambasciatore americano in Italia, John Phillips, il quale ha affermato che la vittoria del “SI” nel referendum costituzionale sarebbe una “speranza per l’intera Italia”.